da Fastweb Magazine

Subbuteo mon amour

Viaggio tra gli aficionados del mitico "panno verde". Che ha girato la boa dei 60 anni, ma sembra tutt'altro che ingiallito. E una mostra fotografica ne racconta il fascino.

E’ un panno verde. Sembra innocuo, a vedersi. Ma può essere pericoloso. Può dare dipendenza. Specialmente se se ne abusa fin da bambini. Si chiama Subbuteo, ed è appena entrato nel suo 61esimo anno di età. Ma lo ha fatto con lo slancio di un quindicenne. Anche se, come tutti i “miti”, non manca qualche ombra sul suo futuro…

Facciamo qualche passo indietro, e cerchiamo di risalire alle origini del gioco. Del panno verde e di quegli omini in plastica di due centimetri che hanno fatto giocare, e sognare, milioni di bambini. E non solo.

Il gioco nacque in Gran Bretagna, nel 1947. L’ornitologo Peter Adolph riprese l’idea di un gioco già esistente dagli anni trenta, il “NewFooty”, creato da W.L. Keelings. Adolph avrebbe voluto chiamare il gioco “The Hobby”, che significa “passatempo” in inglese, ma che corrisponde anche ad una specie di falco rintracciabile oggi anche in Toscana, l’hobby.

Ma secondo l'Ufficio Brevetti del tempo quel nome non era registrabile, e allora Adolph si prese il nome scientifico, quello di “Falco Subbuteo”. Così, il Subbuteo abbandona l’artigianalità degli anni ’30 con le porte di carta, i giocatori di cartone ritagliati a mano e le linee tracciate su un lenzuolo militare col gesso, e va alla conquista del mondo in una versione più “evoluta”, in qualche modo industriale, ma comunque romantica e affascinante.

“Falco” Subbuteo mette davvero le ali verso un grande successo. Nel 1960 viene lanciata una nuova collezione di giocatori in 3D in plastica, che amplia la gamma di accessori con torri tv e riflettori di vario genere.

La coppa del mondo del 1966 dà poi una spinta ulteriore alla diffusione del gioco. Nascono le prime produzioni europee di Subbuteo. Negli anni ’70 il gioco raggiunge il suo apice di popolarità. Diventano circa 300 le squadre disponibili, ed infinita la gamma di accessori.

Un’indagine svolta in Gran Bretagna nel 2002 ha rivelato che il 90% dei padri over 30 inglesi possedeva nell’armadio il mitico panno verde. Le regole? Sono adattate ma simili a quelle del regolamento sportivo reale. Il gioco si svolge su un panno verde rettangolare di 122 cm per 75 cm rappresentante un campo di calcio. I giocatori mantengono il possesso della palla finché la figura colpita entra in contatto con la palla stessa e quest’ultima non tocca successivamente una figura avversaria, anche se la stessa figura non può esser colpita per più di 3 volte di seguito. I tiri in porta possono essere effettuati una volta che la palla supera la “linea di tiro”, linea parallela alla linea di fondo distante da questa una trentina di cm. I portieri sono attaccati ad una asticella che spunta dalla rete della porta.

Degli anni ’70 è anche lo sbarco in Italia del Subbuteo. Prima quasi clandestino, ricercato. Poi, il contagio è totale. Negli anni ’80 i giocatori di Subbuteo sono circa 7 milioni e l’azienda arriva a produrre 750 kit di gioco. Il dito magico del campione del mondo del calcio da tavolo, Andrea Piccaluga, viene assicurato per circa 400 milioni di lire.

Nel corso degli anni novanta l’azienda produttrice del gioco, la Subbuteo Sports Games Ltd, compagnia della Waddingtons Games, fu acquisita dall'azienda americana di giocattoli Hasbro, che però, nel 2000, interruppe la produzione del gioco considerandolo non più competitivo dopo l’avvento di playstation e videogames a tema calcistico. Poi la produzione del gioco è continuata in Italia fino al 2003 grazie ad una licenza concessa al distributore locale, la ditta Edilio Parodi di Genova.

Per quanto riguarda il futuro della produzione, invece, non ci sono certezze. Perché alla fine la multinazionale americana Hasbro dal 1° gennaio 2005 è tornata in possesso della licenza, e le loro intenzioni per il futuro sembrano lontane dalle emozioni del mito e piuttosto vicine invece a finalità squisitamente commerciali.

In rete poi gira da tempo la voce che sia stato Paul Wolfowitz, diventato viceministro della difesa del governo Bush, e allora amministratore delegato della società Hasbro, a voler riacquisire la licenza, infliggendo al Subbuteo un futuro piatto di poche squadre, con giocatori approssimativi e bidimensionali e un allestimento “povero”. Staremo a vedere.

Certo è che ad oggi sarebbero circa 500 milioni i giocatori di plastica sparsi in tutto il pianeta. 500 milioni di “cellule” dello stesso sogno, condiviso da intere generazioni.. Un sogno che però continua a vivere, e tende ad organizzarsi. Il “Subbuteo” insomma, al di là delle esigenze commerciali e industriali, ben oltre marchi e brevetti, viene tenuto in vita ancora oggi da milioni di persone. Di tutte le età.

Come? Beh, ovviamente con la complicità degli armadi dei moltissimi che hanno conservato i vecchi kit di gioco. Con qualche giocatore inevitabilmente “segnato” da un filo di Bostik sul ginocchio. Con i kit più recenti. E poi su Internet, più di un milione di voci, tanti siti ad-hoc, un forum di discussione, Subbuteo-forum, e tanto altro. Poi su E-Bay, ricco e vasto rifugio per i Subbuteo-dipendenti, che offre innumerevoli e preziose occasioni di “recupero”, e almeno un migliaio di voci. Poi il sito-approdo di “Astrobase”, dove si possono trovare moltissime squadre a prezzi più che onesti.

E poi i mercatini, le inserzioni, i negozi... “Ho scoperto un negozio, a Pisa, dove una squadra te la porti via con appena sei euro e mezzo” ricorda Luca Sofri, non immune dal virus Subbuteo, sul suo blog, Wittgenstein. “A Milano in centro, ne vogliono undici. Prima di natale a Roma in un negozio di Monteverde ho trovato un Manchester United, a nove euro. E ieri ho ricevuto le versioni degli anni Ottanta di Argentina e Sochaux, che avevo comprato usate su eBay. Quelle mi sono costate un po' di più…”.

Insomma, un incrocio davvero strano, quel panno verde. E una meravigliosa contraddizione: il gioco con i piedi per eccellenza, il calcio, giocato con le mani. E il “sogno” di avere un campo da calcio “spalmato” sul tappeto della propria camera, dove far incontrare la propria creatività e il sogno, dove usare le dita delle mani come fossero piedi, dove ci si può concedere la piccola magia di poter giocare, decidere, immaginare. Il goal conta tanto, ma conta di più “giocare”. In quel non-luogo dove le nostre fantasie sembrano libere, protette.

Le “perversioni”, poi, non si contano. Alcuni arrivavano a dipingere i giocatori uno per uno, a mano. Altri registravano il tifo della propria squadra allo stadio e lo usavano a casa come sottofondo. Altri ancora spegnevano la luce in camera e usavano torce incollate ai mobili come riflettori, per giocare “in notturna”. Altri ancora spruzzavano di “Pronto” la base, per far scivolare meglio i giocatori sul panno verde. Qualcuno ha poi toccato vette forse irraggiungibili.

Come Michele Plastino, giornalista e autore radiofonico e televisivo, conduttore da quasi 30 anni della trasmissione-cult “Goal di Notte”, che confessò di essere arrivato a “bagnare” il panno di gioco per simulare così una partita con campo di gioco appesantito. “Sono stato credo il primo a Roma a comprare il Subbuteo, lo avevo ordinato da tempo in un negozio di Corso Francia” spiega Plastino.

E qualche sera fa Michele Plastino ha addirittura aperto la sua trasmissione “Goal di Notte”, con le telecamere puntate sui giocatori del Subbuteo. Sembrava una scena irreale, eppure tutti gli ospiti dello studio, tra cui glorie come Picchio De Sisti e Vincenzo D’Amico, fissavano silenziosi quel panno verde sotto i riflettori.

Subbuteo sin dai primi anni ’70, va ricordato, ha anche un circuito di competizioni nazionali e internazionali, in cui è conosciuto con il termine di calcio da tavolo. Ed esiste anche ovviamente una federazione mondiale, la Federation of International Sports Table Football (FISTF), che organizza annualmente un campionato mondiale individuale e a squadre, nel cui albo d’oro è spesso presente, ca va sans dire, l’Italia …

E ora, come ogni mito che si rispetti, il Subbuteo entra anche nelle gallerie d’arte. Perché una brillante fotografa svedese, Charlotta Smeds, ha realizzato una mostra dal titolo “Flick about”, cercando di cogliere le piccole magie nascoste del gioco. La mostra sarà nelle prossime settimane, in data da definirsi, prima a Torino, poi a Verona ed in seguito in Inghilterra. Una mostra che rientra nel progetto europeo “fair play in action”.

Perché Subbuteo insomma e non Playstation, o non solo quella? Perché in fondo tra il gioco del Subbuteo e la Playstation sembra esserci la stessa differenza che c’è tra il suonare il pianoforte e una tastiera elettronica. Provate un po’ ad ascoltare il suono che esce….

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